I vertici olimpici vogliono impedire all’Indonesia di ospitare eventi sportivi a causa del divieto per gli israeliani
Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha chiesto che all’Indonesia venga vietato ospitare qualsiasi competizione sportiva internazionale dopo che ha rifiutato i visti di ingresso a ginnasti israeliani per un campionato mondiale.
In una dichiarazione, il CIO ha affermato che le azioni dell’Indonesia minano i principi fondamentali di non discriminazione, autonomia e neutralità politica che governano il Movimento Olimpico. Di conseguenza, gli organizzatori olimpici hanno annunciato che interromperanno qualsiasi forma di dialogo con l’Indonesia riguardo all’ospitalità dei Giochi Olimpici, dei Giochi Olimpici della Gioventù, di eventi olimpici o di conferenze, fino a quando il Paese non si impegnerà ad ammettere tutti i partecipanti, indipendentemente dalla nazionalità.
L’Indonesia aveva già manifestato interesse a ospitare le Olimpiadi estive del 2036. Il CIO ha inoltre dichiarato che informerà tutte le federazioni sportive internazionali di non tenere alcun evento o incontro in Indonesia. Ha anche richiesto alla federazione olimpica indonesiana e alla Federazione Internazionale di Ginnastica di recarsi al quartier generale del CIO a Losanna per discutere la situazione.
Yael Arad, presidente del Comitato Olimpico Israeliano, ha accolto con favore la presa di posizione del CIO, ringraziandolo per aver preso una posizione ferma contro i tentativi di ostacolare lo sport globale. Arad ha dichiarato che i principi dello sport mondiale includono la piena adesione all’uguaglianza di opportunità e al fair play. Ha promesso che gli atleti israeliani continueranno a partecipare alle principali competizioni e che, come alle Olimpiadi di Parigi, porteranno all’attenzione l’eccellenza israeliana.
Il divieto dei visti è stato motivato dalle autorità indonesiane con il sostegno del Paese alla causa palestinese. La Federazione Ginnastica Israeliana ha presentato un appello urgente al Tribunale Arbitrale dello Sport per ottenere un’ingiunzione che permettesse agli atleti israeliani, incluso il medagliato d’oro olimpico Artem Dolgopyat, di partecipare. Tuttavia, il tribunale ha respinto la richiesta, lasciando gli atleti israeliani impossibilitati a competere. Dolgopyat ha detto di essere scioccato e rattristato dalla decisione, affermando che sperava di difendere il titolo mondiale vinto due anni fa e che considera quella giornata uno dei momenti più difficili per la nazione israeliana. Ha promesso comunque di continuare a lavorare ogni giorno per portare la bandiera israeliana il più in alto possibile: «siamo un popolo forte, che non rinuncia mai a chi siamo».
A seguito del divieto, il CIO ha espresso profonda preoccupazione, affermando che è responsabilità diretta del Paese ospitante, dell’organizzatore e delle organizzazioni sportive coinvolte garantire che tutti gli atleti, le squadre e i funzionari possano partecipare senza discriminazioni.
L’articolo ricorda che l’Indonesia ha ritirato in passato la candidatura a ospitare i Giochi Mondiali sulla Spiaggia nel 2023 dopo controversie sulla partecipazione di Israele. Nello stesso anno, l’Indonesia ha perso il diritto ad ospitare la Coppa del Mondo FIFA Under-20 dopo che due governatori si sono opposti alla partecipazione degli israeliani.
Da decenni l’Indonesia adotta una chiara posizione: rifiuta sistematicamente di ospitare delegazioni israeliane, fin dai Giochi asiatici del 1962, quando Israele e Taiwan furono esclusi da Giacarta. Pur non avendo rapporti diplomatici ufficiali con Israele, cittadini israeliani o le loro sponsorizzazioni possono richiedere un visto a breve termine tramite una procedura speciale “visa on call”.
Si era vociferato che l’Indonesia potesse normalizzare i rapporti con Israele nell’ambito degli Accordi di Abramo, e che il presidente indonesiano Prabowo Subianto avesse intenzione di recarsi in Israele. Jakarta ha negato tale visita, e una fonte ha riferito che il piano fosse stato approvato ma poi cancellato per timori di reazioni interne una volta trapelato nei media.

