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Il ritorno di Hadar Goldin dopo 11 anni

Il ritorno del simbolo: dopo 11 anni il corpo del Hadar Goldin torna in patria

Dopo oltre undici anni in cui era considerato disperso e detenuto da Hamas nella rete di tunnel nella zona di Rafah, a Gaza, il tenente della Nahal Reconnaissance Unit Hadar Goldin,  caduto il 1° agosto 2014 durante la cosiddetta Operazione “Edge Protettivo”, è stato finalmente identificato e il suo feretro riportato in Israele. Goldin, 23 anni al momento della morte, si era fidanzato poco prima dell’attacco e la sua scomparsa aveva assunto presto per lo Stato e per la sua famiglia il significato di simbolo della lotta e della memoria.

L’unità di cui faceva parte fu coinvolta nelle operazioni dopo la violazione del cessate il fuoco e fu colpita da un massiccio attacco nella zona di Rafah da un nemico che uscì da tunnel sotterranei. Goldin fu catturato durante lo scontro e da allora le autorità israeliane lo consideravano come “morto in combattimento ma irrecuperato”. La sua famiglia ha lottato con tenacia per il suo rientro, definendo la restituzione dei corpi dei caduti una “missione nazionale”.

Le autorità israeliane sostengono che Hamas conosceva l’ubicazione del caduto da anni, ma ha aspettato il momento opportuno per trattare. La restituzione del corpo è stata seguita da una cerimonia militare durante la quale l’IDF ha ricevuto il feretro e ha reso omaggio al giovane ufficiale caduto. I suoi genitori hanno ribadito che la battaglia non è solo per Hadar, ma per tutti coloro che sono ancora dispersi o detenuti: «Chi abbandona i nostri morti abbandona anche i vivi», ha detto il padre. L’accaduto si inserisce in un quadro più ampio di richiesta di giustizia, trasparenza e impegno da parte dello Stato israeliano per ciascun militare o civile che resta “non tornato” a casa. L’identificazione di Goldin rappresenta un segnale forte: un passo concreto verso il riconoscimento del sacrificio, la chiusura di un lungo capitolo e la speranza che la nazione continui a non dimenticare.

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