Le autorità hanno confermato che si è concluso il processo di identificazione per due ostaggi caduti: Inbar “Pink” Hyman e il sergente-maggiore Mohammad Alatrash.
I loro corpi sono stati restituiti, analizzati e riconosciuti dall’Istituto Nazionale di Medicina Legale, in collaborazione con la Polizia e il Rabbinato Militare. Le famiglie sono state informate ufficialmente del ritrovamento e della restituzione per una degna sepoltura. Secondo fonti ufficiali, Inbar Hyman fu rapita durante l’attacco al festival Nova lo scorso 7 ottobre. Era l’ultimo ostaggio la cui sorte era rimasta incerta, e il suo nome è diventato simbolo della sofferenza di tante famiglie. Oltre a essere artista e creativa, Inbar aveva servito prestissimo come comandante nelle unità militari di Karkal, un dettaglio che aveva mantenuto privato per proteggerla. La famiglia ha descritto la sua restituzione come un “cerchio chiuso”: “L’abbiamo riportata, ma in bara, è doloroso. Abbiamo lottato per lei per due anni”, ha dichiarato una parente.
Mohammad Alatrash era un sergente-maggiore nelle forze di ricognizione, in servizio nel fronte meridionale. Al momento dell’attacco era in prima linea, e successivamente considerato disperso. La famiglia ha appreso che Mohammad è caduto nei combattimenti del 7 ottobre, e solo dopo mesi gli era stato comunicato che fosse prigioniero. La notizia della sua morte è stata confermata solo successivamente. Era padre di 13 figli, la più piccola di appena un mese al momento del rapimento. Era conosciuto per la sua dedizione familiare e il sogno di aprire una fattoria di cavalli.
I rappresentanti del governo israeliano hanno espresso vicinanza e dolore alle famiglie, promettendo che lo Stato non risparmia sforzi per riportare tutti i caduti ostaggi nelle loro tombe in Israele. Le autorità hanno ribadito che Hamas è obbligata a rispettare gli accordi mediati e ad assicurarsi che tutti i corpi vengano restituiti, senza eccezioni.
Le famiglie degli ostaggi e dei caduti hanno diffuso un comunicato:
“Abbracciamo le famiglie di Hyman e Alatrash in questo momento. Il ritorno dei loro corpi è un conforto nel mezzo del dolore. Il cuore non sarà mai intero, ma la loro restituzione rappresenta almeno una tregua per le nostre anime afflitte. Non ci fermeremo finché ogni ostaggio, ogni caduto, non sarà riportato a casa.”
Il ricordo di Inbar è accompagnato da storie della sua vita: artista, attivista, innamorata di Israele e amata da molti. Sui muri israeliani era comparsso lo slogan “Free Pink” per chiedere il suo rilascio durante la prigionia. L’11 novembre, migliaia di cittadini hanno manifestato per lei. La sua compagna avrebbe dovuto sposarla, ma mai è arrivato quel giorno. Per Alatrash, la sua famiglia e la comunità beduina nel Negev hanno annunciato che il funerale si terrà domani nel villaggio dove risiedeva. La cerimonia sarà un mix di usi tradizionali beduini e militari, simbolo del rispetto e dell’orgoglio condiviso per il suo sacrificio.
La restituzione dei corpi di Inbar Hyman e Mohammad Alatrash è un momento di grande dolore, ma anche di dignità per Israele: il Paese che si piega ma non dimentica. È una promessa che continua , il ricordo, l’onore, la lotta per riportare ogni individuo a casa e nella memoria.

