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Guerra Iran Israele e USA: operazione congiunta e il prezzo pagato dal popolo iraniano

Guerra Iran Israele e USA: come l’offensiva congiunta e la rivolta in Iran cambiano il Medio Oriente

La guerra Iran Israele e USA è entrata in una fase completamente nuova con l’attacco congiunto lanciato da Washington e Gerusalemme contro diverse infrastrutture militari e missilistiche del regime iraniano. L’operazione, condotta con bombardamenti su Teheran, Isfahan, Qom e altre città strategiche, mira a ridurre drasticamente le capacità offensive dell’Iran e a impedire che il programma nucleare arrivi alla soglia militare.

Al tempo stesso, gli Stati Uniti dichiarano apertamente l’obiettivo politico di indebolire il regime fino a favorirne un possibile cambio di potere, mentre invitano i reparti dei Pasdaran a disertare promettendo immunità. In questo scenario, Israele si presenta come il partner operativo chiave, con un ruolo centrale nella pianificazione e nell’esecuzione degli attacchi a lungo raggio.

Dietro la dimensione militare della guerra Iran Israele e USA c’è però un altro fronte, interno all’Iran, che ne condiziona profondamente la dinamica. Da settimane il Paese è scosso da proteste di massa contro la crisi economica, la corruzione e la repressione, con un numero di vittime e arresti che ricorda i momenti più bui della storia del regime.

Le forze di sicurezza – Pasdaran e Basij – hanno risposto con una repressione brutale, sparando sui manifestanti, assediando mercati e quartieri e impedendo persino ai soccorsi di raggiungere i feriti. In alcune città, come Rasht, testimoni parlano di veri e propri massacri, con centinaia di morti intrappolati in aree incendiate dalle forze del regime e finiti a colpi d’arma da fuoco mentre cercavano di fuggire.

Questa combinazione tra crisi interna e pressione esterna è il cuore della guerra Iran Israele e USA nel 2026. Da un lato, la leadership iraniana presenta gli attacchi come un’aggressione imperialista per rafforzare il consenso interno e giustificare ulteriori strette repressive. Dall’altro, la presenza di un movimento di protesta vasto, giovane e determinato rende il regime più vulnerabile a una strategia di logoramento prolungato.

Gli Stati Uniti mantengono nel teatro mediorientale una presenza militare imponente – portaerei, gruppi aeronavali, aerei da rifornimento, che consente di prolungare le operazioni se necessario e di colpire nuovamente infrastrutture chiave. Israele, dal canto suo, insiste sul fatto che la minaccia esistenziale rappresentata dal programma nucleare e dalle milizie proxy iraniane giustifica un’azione robusta e preventiva.

In questo contesto, la guerra Iran Israele e USA viene letta da molti analisti israeliani anche alla luce della memoria biblica e della lotta contro il male assoluto. La frase ebraica che citi, “זָכוֹר אֵת אֲשֶׁר־עָשָׂ֥ה לְךָ֖ עֲמָלֵ֑ק”, significa “Ricorda ciò che ti ha fatto Amalek” e richiama il comando di non dimenticare un nemico che attacca i più deboli e indifesi.

Applicata a quanto accade oggi in Iran, questa espressione diventa un monito duplice: da un lato a non ignorare i crimini del regime contro il proprio popolo, i massacri di manifestanti, le torture, le esecuzioni sommarie – dall’altro a non sottovalutare la minaccia strategica di un potere che usa il terrorismo e la violenza come strumenti sistematici.

Il richiamo a “Ricorda ciò che ti ha fatto Amalek” non giustifica una guerra totale indiscriminata, ma sottolinea la responsabilità morale di difendersi e di stare dalla parte delle vittime. Nel contesto della guerra Iran Israele e USA, ciò significa sostenere il diritto di Israele e degli Stati Uniti a colpire le strutture di potere e le capacità militari del regime, senza perdere di vista il dramma umano del popolo iraniano che paga il prezzo più alto.

La memoria di Amalek diventa così una chiave di lettura: ricordare ciò che fa un regime che massacra i propri cittadini e minaccia i vicini non è solo un dovere storico, ma un criterio per orientare le scelte politiche e morali nel Medio Oriente che sta nascendo dalle macerie di questa nuova fase di conflitto

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