Gli ospedali in Israele sono pronti ad accogliere gli ostaggi
I principali ospedali coinvolti nella prima accoglienza saranno:
– Centro Medico Sheba – Tel Hashomer,
– Centro Medico Sourasky (Ichilov) di Tel Aviv,
– Ospedale Beilinson di Petah Tikva.
In caso di necessità di interventi urgenti o di emergenze di tipo complesso, potranno essere coinvolti anche gli ospedali Soroka di Be’er Sheva e Barzilai di Ashkelon.
Parallelamente, il Centro Nazionale di Medicina Legale ha completato i preparativi per la ricezione e l’identificazione dei resti umani degli ostaggi che non sono sopravvissuti.
Secondo il ministero, saranno attivati protocolli di altissima accuratezza e rispetto, coordinati con le famiglie e con le autorità religiose e giudiziarie.
Supporto psicologico e reintegrazione
Oltre all’assistenza medica immediata, grande attenzione sarà dedicata al trattamento psicologico e post-traumatico.
Ogni ostaggio riceverà una valutazione clinica completa, con un’équipe composta da medici, psicologi, assistenti sociali e personale specializzato in traumi da prigionia e separazione.
“La priorità assoluta è garantire che i rientrati si sentano al sicuro, protetti e rispettati,” ha spiegato un portavoce del ministero. “Non si tratta solo di curare corpi debilitati, ma di accompagnare persone che hanno vissuto l’indicibile.”
Le strutture sono state istruite a creare spazi protetti, lontani dai riflettori mediatici, per permettere agli ostaggi di ritorno di ritrovare gradualmente equilibrio e contatto con le famiglie.
Il personale sanitario coinvolto ha ricevuto formazione specifica sulla gestione delle crisi emotive, sulla comunicazione sensibile e sulle reazioni psicologiche da trauma estremo.
Indicazioni al Comitato Internazionale della Croce Rossa
In vista del ritorno degli ostaggi, il Ministero della Salute ha inviato una richiesta formale alla Croce Rossa Internazionale, esortandola a vigilare affinché non venga praticata alcuna alimentazione forzata o eccessiva ai prigionieri prima della loro consegna alle autorità israeliane.
Secondo il ministero, un’errata gestione nutrizionale dopo periodi prolungati di malnutrizione può provocare danni fisici gravi, incluso il cosiddetto “sindrome da rialimentazione”, una condizione potenzialmente letale.
“Qualsiasi nutrizione deve essere graduale, controllata e supervisionata da medici qualificati,” si legge nella nota. “L’obiettivo è proteggere la salute degli ostaggi fin dal primo momento.”
“Un evento che richiede professionalità, ma soprattutto umanità”
Le autorità sanitarie sottolineano che il personale ospedaliero ha dimostrato straordinaria dedizione e disciplina, nonostante il carico emotivo.
Negli ospedali molti medici e infermieri coinvolti nelle operazioni di accoglienza hanno già partecipato alle fasi precedenti del conflitto, assistendo civili e soldati feriti.
“Ogni ritorno è un momento di speranza e di dolore insieme,” ha detto un dirigente sanitario. “Dobbiamo accogliere chi rientra con delicatezza e dignità, sapendo che dietro ogni nome c’è una famiglia che ha vissuto l’incubo dell’attesa.”
Il ministero ha concluso la sua comunicazione ribadendo che “il sistema sanitario israeliano continuerà a operare con sensibilità, competenza e dedizione, ponendo sempre la vita e il benessere umano al centro del proprio impegno.”

