Questa è la storia di Edan Alexander, un giovane che ha sopportato quasi due anni di prigionia ma che oggi, libero, riconosce che la sua guerra non è finita. In un momento in cui il nostro cuore è spezzato per le vite perdute, per le famiglie che piangono, per ogni israeliano scomparso dietro frontiere invisibili… ecco arrivare una voce che pulsa di forza, di fede, di orgoglio. Una voce che non si è lasciata spezzare.
Edan Alexander è stato portato via nella notte del 7 ottobre 2023, catturato da Hamas mentre serviva con la Brigata Golani: quella stessa Golani che incarna la durezza del fronte, l’irriducibile spirito, la fratellanza che non conosce resa. Per 584 giorni, per 584 notti, la sua vita è stata nascosta tra i tunnel, i silenzi, la fame, la sete. Ha dormito nelle stanze fredde delle case abbandonate, nelle moschee che avevano dimenticato la libertà, persino per strada. Eppure, per quanto tormentato, non ha mai rinunciato. Perché anche nei momenti più bui, quando tutto sembrava averlo divorato, sapeva che i suoi fratelli di Golani stavano combattendo anche per lui.
Edan non fu solo un prigioniero, fu un simbolo. Non solo di quello che può fare il dolore, ma di quello che può fare la speranza. Ogni giorno, ogni ora, ogni respiro ha significato: “Resisterò.”
Quando finalmente è tornato, le sue parole erano già un giuramento: “La mia storia non finisce con la sopravvivenza, continua con il servizio.” Edan non resta a guardare. Con la divisa dell’IDF tornerà. Non come qualcuno che fugge dal passato, ma come chi ha trasformato la prigionia in decisione, il dolore in promessa, la disperazione in forza.
E in questo ritorno, Egli onora chi non è riuscito a tornare. Chi ha sacrificato la vita. Chi attende dietro le tenebre, la liberazione. Non c’è vittoria vera, Edan sa, se non include tutti. Se non riporta a casa ogni ostaggio. Ogni presente assente. Ogni madre, ogni padre, ogni sorella, ogni fratello che spera.
Perché questa storia ci scuote così profondamente? Perché in Edan Alexander vediamo tutto ciò che amiamo: la resilienza, l’identità, il senso del collettivo, non il singolo che vince, ma il popolo che resistendo tiene vivo il suo futuro. Edan ci sfida a non accettare solo la lotta, ma a rinvigorire ciò che proteggiamo: la memoria dei caduti, la speranza degli ostaggi, la terra che difendiamo.
Edan Alexander non è solo un eroe. È un richiamo, per ogni israeliano, ogni sostenitore della giustizia, a non lasciare che la guerra ci consumi, a non permettere che il sacrificio diventi rassegnazione. Lui rientra, si rimette la divisa, si farà di nuovo un soldato. Perché quando il dovere chiama, lui risponde. E quando la libertà sembra lontana, lui la afferra con le unghie e con il cuore.
Edan Alexander, sei la nostra fierezza. E finché Israele piangerà per chi siamo stati costretti a perdere, finché ci saranno ostaggi, la tua voce, il tuo sguardo, il tuo passo avanti saranno la nostra forza. Perché eroi come te non crescono dappertutto. E tu, Golani nel sangue, ci ricordi cos’è la vera forza: non la vittoria facile, ma il coraggio di continuare dopo la notte. Fino alla vittoria.

