Ben Gvir al centro delle polemiche

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Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir è finito al centro di un acceso dibattito internazionale dopo la diffusione di un video girato nel porto di Ashdod, dove alcuni attivisti della flottiglia diretta a Gaza, fermata dalla marina israeliana, vengono accolti dalle autorità israeliane dopo il loro arresto.

Nel filmato, Ben Gvir appare mentre sventola una grande bandiera israeliana davanti agli attivisti inginocchiati e con le mani legate, mentre dagli altoparlanti viene trasmesso l’inno nazionale israeliano. Il ministro rivolge ai presenti frasi come “Benvenuti in Israele, qui comandiamo noi” e “Am Israel Chai”, espressione utilizzata per ribadire il diritto di Israele a difendere la propria sovranità e sicurezza. Ben Gvir invita inoltre gli agenti a “non lasciarsi impressionare dalle loro urla”, sottolineando la necessità di mantenere il controllo durante operazioni considerate sensibili sul piano della sicurezza nazionale.
Secondo le autorità israeliane, la flottiglia, composta da oltre 400 attivisti partiti dalla Turchia, aveva l’obiettivo dichiarato di violare il blocco navale imposto su Gaza, misura che Israele considera indispensabile per impedire il traffico di armi e il sostegno logistico ad Hamas. Il governo israeliano ha definito l’iniziativa “una provocazione mediatica” più che una reale missione umanitaria.
Durante le operazioni di sbarco, una delle attiviste che gridava slogan filo palestinesi è stata allontanata dagli agenti per consentire il passaggio del ministro, in una situazione descritta dalle forze di sicurezza come particolarmente tesa e potenzialmente caotica.
Le immagini hanno suscitato reazioni critiche in diversi Paesi europei. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno espresso preoccupazione per il trattamento riservato ai cittadini italiani presenti sulla nave, chiedendo chiarimenti diplomatici a Israele. Analoghe prese di posizione sono arrivate anche da Francia e Spagna.
All’interno dello stesso esecutivo israeliano non sono mancate distanze sul piano comunicativo. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito il diritto di Israele a fermare flottiglie considerate provocatorie e potenzialmente pericolose, pur osservando che la gestione pubblica dell’episodio avrebbe potuto essere diversa. Anche il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha criticato l’impatto mediatico della scena, sostenendo che il video abbia danneggiato l’immagine internazionale del Paese.
Ben Gvir ha però difeso con forza il proprio operato, dichiarando che Israele “non è più il bambino da prendere a schiaffi” e che chi tenta di sostenere organizzazioni ostili allo Stato ebraico deve aspettarsi una risposta ferma da parte delle autorità.