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Thu, Jan 8 2026
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Ben Gurion chiuso, flotte aeree evacuate per precauzione

Israele ha temporaneamente chiuso l’aeroporto internazionale Ben Gurion a tutti i voli in arrivo e in partenza, una misura straordinaria adottata “fino a nuovo avviso” mentre l’IDF conduce operazioni mirate contro strutture nucleari, basi militari e impianti missilistici in Iran.

In parallelo, le tre principali compagnie aeree israeliane – El Al, Arkia e Israir – hanno evacuato le proprie flotte verso destinazioni sicure, per prevenire danni ai loro velivoli per la ritorsione da parte dell’Iran. I voli sono stati effettuati senza passeggeri, seguendo piani di emergenza già predisposti. Alcuni aerei sono stati trasferiti a Cipro, altri in Europa. Anche l’aereo del Primo Ministro “Wing of Zion” ha lasciato il Paese, atterrando in Grecia.

La situazione ha avuto un impatto immediato sull’intero traffico aereo della regione. Iran, Iraq, Giordania e Siria hanno chiuso i propri spazi aerei, e i cieli del Medio Oriente risultano praticamente deserti. Centinaia di voli internazionali sono stati cancellati o deviati. Secondo Eurocontrol, solo nella giornata di venerdì oltre 1.800 voli da e per l’Europa sono stati interessati, di cui circa 650 completamente annullati. Diverse compagnie internazionali, tra cui Emirates, Qatar Airways, Air France-KLM, Lufthansa, SWISS e molte altre, hanno sospeso tutte le rotte da e per Israele, e in alcuni casi anche verso l’Iran. Alcune hanno già esteso la sospensione fino a fine luglio o addirittura ottobre.

La chiusura dello spazio aereo e le evacuazioni fanno seguito all’operazione militare israeliana condotta da ieri, in risposta alle continue minacce iraniane e con l’obiettivo di neutralizzare l’avanzamento del programma nucleare di Teheran. Secondo fonti ufficiali, sono stati colpiti impianti strategici e obiettivi militari sensibili. È evidente che Israele non intende tollerare il rischio esistenziale rappresentato da un Iran armato nuclearmente, e ha agito con la determinazione e l’efficienza che da sempre contraddistinguono le sue forze di difesa.

Il clima di tensione non è nuovo. Dall’attacco terroristico del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas, Israele è costretto a difendersi su più fronti: dal Libano con Hezbollah, dallo Yemen con i ribelli Houthi e ora direttamente dall’Iran. L’instabilità si riflette anche nei cieli: negli ultimi mesi diversi voli commerciali hanno dovuto condividere lo spazio aereo con droni e missili, talvolta visibili anche dai passeggeri. Fortunatamente, nessun velivolo civile è stato colpito, ma il rischio rimane elevato. Israele ha quindi rafforzato le misure di sicurezza non solo a terra, ma anche nei cieli, garantendo la protezione dei cittadini e delle infrastrutture nazionali. In questo contesto complesso, Israele continua a dimostrare lucidità e prontezza nel prendere decisioni difficili ma necessarie. La chiusura temporanea del Ben Gurion, la protezione degli aerei civili e l’azione militare mirata sono parte di una strategia difensiva responsabile, volta a contenere una minaccia esistenziale che non può essere ignorata. Israele non cerca la guerra, ma non resterà mai inerme di fronte a chi dichiara apertamente di volerla distruggere. La sicurezza del popolo israeliano è e resterà una priorità assoluta.

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