Una semplice sosta in autogrill si è trasformata in un incubo per una famiglia ebrea francese in viaggio in Italia. Un padre e suo figlio di sei anni, sono stati aggrediti verbalmente da un gruppo di sconosciuti mentre si trovavano presso un’area di servizio vicino a Milano, scene di vero antisemitismo
Erano le ore centrali del giorno. Il bambino, sorridente, stringeva la mano del padre mentre facevano la fila per comprare qualcosa. Ma ciò che doveva essere un momento di normalità familiare si è trasformato rapidamente in una scena carica di odio.
Un gruppo di uomini ha cominciato a urlare contro di loro: “Assassini!”, “Palestina libera!” — parole che rimbombavano nel locale e congelavano il sangue di chi osservava. Al grido di slogan politicizzati, quel padre si è trovato improvvisamente a dover proteggere non solo l’incolumità fisica del figlio, ma anche la sua innocenza.
Il video mostra chiaramente la tensione: le urla cariche di rabbia, e il silenzioso terrore del padre che cerca di allontanarsi senza provocare ulteriori reazioni. Nessun ferito, fortunatamente. Ma le cicatrici invisibili restano.
Quel bambino, a sei anni, ha imparato una lezione che nessun genitore vorrebbe insegnare: che indossare la propria identità può diventare pericoloso, anche nel cuore dell’Europa.
“Papà, perché ci odiano?” avrebbe chiesto poi, una volta saliti in macchina. È una domanda che non dovrebbe mai essere posta da un bambino. Eppure, nel 2025, in Italia, l’antisemitismo ha trovato ancora una volta spazio per manifestarsi, in pieno giorno, sotto lo sguardo impotente dei presenti.
Non è una semplice notizia. È un grido di allarme.
Chi semina odio, lo fa contro l’umanità intera. E chi resta in silenzio, ne diventa complice.

