Nella foto si vede Alon Ohel con espressione intensa e riflessiva, illuminato in modo delicato, come se stesse condividendo qualcosa di profondamente personale. Lo sfondo sfocato dà alla scena un tono intimo, quasi sospeso nel silenzio.
Il messaggio diffuso da Alon Ohel, liberato dopo due anni di prigionia nelle mani di Hamas, ha avuto un impatto profondo sull’opinione pubblica. Dopo la sua intervista in televisione, in cui ha scelto di raccontare solo una parte del suo drammatico vissuto, Alon ha condiviso parole che sono diventate un simbolo di resilienza.
Ha parlato della sofferenza, degli abusi, del tempo fermo, del buio che cercava di inghiottire ogni speranza. Ma ha anche spiegato che, persino nel punto più profondo della prigionia, non si era mai percepito davvero solo. Pur senza vedere nessuno, sentiva la presenza costante della sua famiglia, dei suoi amici, di chi non aveva mai smesso di credere nel suo ritorno.
Nel messaggio pubblicato dopo l’intervista ha scritto di aver scelto di raccontare la propria storia per ricordare che è possibile rialzarsi anche dagli abissi più oscuri. Ha sottolineato quanto le scelte definiscano la nostra esistenza e come lui abbia deciso di scegliere la vita. Ha ribadito di aver combattuto per coloro che lo aspettavano e che la loro forza lo aveva accompagnato durante la prigionia.
Oggi, grazie a quel sostegno, si sente di nuovo in piedi, vivo, presente. E con la stessa determinazione afferma che esiste sempre una luce possibile, anche quando sembra impossibile scorgerla. Ci sarà sempre un margine di scelta, anche nel punto più buio del cammino.
Un messaggio che non lascia indifferenti, perché parla di dolore, ma anche di rinascita. E soprattutto parla di coraggio.

