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Teva e boicottaggio Israele: la decisione di Farmacap minaccia la salute pubblica

Boicottaggio Israele: il caso Farmacap-Teva e le conseguenze per i romani

In un’epoca di tensioni geopolitiche, decisioni come quella di Farmacap , l’azienda di Roma che gestisce 47 farmacie comunali, di interrompere i rapporti commerciali con il gigante farmaceutico israeliano Teva stanno dividendo l’opinione pubblica. Questa mossa, interpretata da alcuni come un atto di “boicottaggio Israele”, rischia di privare i cittadini romani di farmaci essenziali a prezzi accessibili, colpendo duramente la salute pubblica in nome di posizioni ideologiche.

Per chi supporta Israele, un alleato democratico in Medio Oriente, questa scelta appare non solo ingiusta, ma anche controproducente. Teva, con sede in Israele e leader mondiale nei farmaci generici, fornisce prodotti salvavita come antidolorifici, anticolesterolo e terapie per malattie croniche, spesso a costi inferiori rispetto alla concorrenza. Interrompere questi rapporti significa esporre i romani a rincari e carenze, come denunciato da Rachele Mussolini di Fratelli d’Italia.

La decisione di Farmacap: origini e motivazioni

La notizia è esplosa alla fine di questo mese: Farmacap ha deciso di bloccare ordini di farmaci e parafarmaci da Teva e sue controllate come Ratiopharm, Dorom e Cephalon. Non si tratta di una scelta tecnica, ma politica, radicata in una mozione approvata a giugno 2025 dall’Assemblea Capitolina, promossa da Europa Verde che l’ha celebrata come “solidarietà al popolo palestinese” e “pressione economico-finanziaria” contro Israele, in linea con campagne BDS che accusano Teva di complicità nell’occupazione.

Tuttavia, per un pubblico pro-Israele, queste motivazioni suonano come propaganda. Israele è un partner strategico per l’Europa in sanità e innovazione, e Teva, con oltre 1800 molecole nel portfolio, ha rivoluzionato l’accesso ai farmaci generici, riducendo costi sanitari globali del 30-50% in molti mercati. Boicottarla non punisce presunti illeciti, ma danneggia pazienti romani che dipendono da questi prodotti.

Le critiche al boicottaggio Israele: voce a Rachele Mussolini e al Diritto alla Salute

Rachele Mussolini (FI) ha tuonato: “Interruzione rapporti con multinazionale israeliana Teva sarebbe danno gravissimo ai cittadini romani”. La consigliera capitolina sottolinea come Farmacap, senza comunicazione ufficiale, stia imponendo un’ideologia che ignora i bisogni reali: Teva offre farmaci equivalenti economici, essenziali per pensionati e famiglie a basso reddito.

Il PRC ha ribattuto accusando Rachele Mussolini di difendere “interessi privati”, ma le sue parole confermano il dibattito acceso. Dal canto nostro, opporsi al “boicottare Israele” non è difesa di privilegi, ma buonsenso: Teva investe in R&S in Israele, creando posti di lavoro e innovazioni che arrivano anche in Italia. Campagne come BDS Italia spingono il “boicottaggio Israele Teva” accusandola di finanziare l’economia israeliana, ma ignorano che l’azienda opera globalmente e paga tasse ovunque, contribuendo a economie aperte.

Teva: un’eccellenza Israeliana da difendere

Fondata in Israele nel 1901, Teva è il più grande produttore mondiale di generici, con ricavi oltre i 15 miliardi di dollari annui. Fornisce cure per Parkinson, sclerosi multipla e altro, salvando milioni di vite. In Italia, attraverso filiali, copre il 20-30% del mercato generici nelle farmacie comunali. Boicottarla per “boicottaggio Israele” è miope: Israele è pioniere in biotech, con aziende come Teva che esportano know-how in difesa della salute globale. Tra l’altro, proprio di una azienda israeliana é il farmaco che ha aiutato sensibilmente i feriti dell’incendio a Crans Montana.

​Per i sostenitori di Israele, questo caso esemplifica come il “boicottare Israele” si traduca in danno concreto: a Roma, potenziali aumenti prezzi fino al 20% su farmaci base, colpendo 1,5 milioni di utenti Farmacap. È solidarietà vera quella che priorità la vita umana, non gesti simbolici.

Perché opporsi al boicottaggio Israele: lezioni per l’Italia

Chi supporta Israele vede in Teva un ponte di collaborazione: l’azienda ha donato farmaci a ospedali italiani durante il Covid e investe in sostenibilità. Il vero “boicottaggio Israele Teva” fallisce perché i pazienti sceglieranno alternative, ma a costi più alti.

​Per un pubblico filo-israeliano, resistere al “boicottare Israele” significa difendere innovazione, alleanze strategiche e diritti sanitari. Farmacap dovrebbe revocare la decisione, come auspicato da Rachele Mussolini, per evitare un danno irreversibile. Israele merita supporto, non ostracismo.

L’elenco delle farmacie Farmacap lo trovate a questo link: www.farmacap.info/le-47-farmacie/

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